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Gli scudieri di San Marco

Last Update: 11/13/2009 2:55 PM
11/8/2009 10:52 PM
 
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Nell'estate del 1287 per fedeltà al Francese si ruppe l'alleanza con i Castigliani, che ne furono ben lieti ed immediatamente sbarcarono in toscana, per assediare Pisa.
Benvenuto, Legato di Romagna, fu rapidissimo a portare soccorso alla guarnigione locale con contingenti bolognesi e fiorentini, integrati da qualche compagnia mercenaria; grazie ad una modesta superiorità numerica, al tiro micidiale dei balestrieri pavesi ed all'ostinazione tutta teutonica della sua cavalleria mercenaria, ebbe ragione della solida fanteria spagnola, mal supportata da giavellottisti a piedi ed a cavallo. Dopo lo scontro si ritirò a Pisa coi malconci superstiti della battaglia, mentre altri rinforzi iniziavano a scendere da Genova per accogliere un secondo corpo di invasione prossimo allo sbarco.
Nell'inverno, come previsto, si ritrovò assediato da un esercito il doppio più numeroso del suo ma, grazie ai trasferimenti già in corso e a qualche mercenario reclutato dal signore di Firenze, ricevette rinforzi sufficienti a ristabilire la parità. Benvenuto comandò una falsa sortita, in modo da prendere il nemico sotto il tiro incrociato degli uomini sugli spalti e di quelli in arrivo; gli unici ad uscire subito dalla città furono i suoi ultimi cavalieri germanici che, spazzando via pochi Jnetes, ottennero sia di eliminare il capitano nemico che di semplificare la vita ai tiratori in campo aperto; lo scontro finale delle fanterie, inizialmente improponibile, portò all'annientamento di varie compagnie di apellidos e cavalieri appiedati.
Mentre si svolgevano tali eventi, i veneziani d'oriente riconquistarono facilmente Kerak, ove dovettero vedersela unicamente con la guardia di Moussa; il Sultano si era privato di ogni protezione lanciando i suoi alla conquista di Damasco.
Damasco riuscì a potenziare per tempo la guarnigione, anche con combattenti affluiti da Homs e da Tripoli, ma era destino che dovesse affrontare da sola l'urto di due eserciti; la difesa di Pisa aveva prosciugato le casse della Serenissima, mancavano i mezzi per allestire una spedizione di soccorso.
I fatimidi scelsero di attaccare nottetempo, Taddeo Drogo scelse di attenderli in piazza lasciando solo due compagnie di arcieri mercenari a difesa degli opposti posti di guardia; una di queste riguadagnò il centro cittadino quando l'esercito schierato su quel lato, avendo fallito l'apertura di una breccia, dovette fare il periplo delle mura per raggiungere il portone sfondato dall'ariete.
Le due ondate che si riversarono sulla piazza trovarono ad attenderli muri di scudi e schiltron, sostenuti da arcieri e balestrieri che tiravano a piè fermo, oltre ad una formazione mobile pronta a tamponare ogni falla. Gli islamici caddero a centinaia, e finirono per rompere i ranghi inseguiti dai sergenti a cavallo; le perdite cristiane furono risibili, in rapporto alla carneficina.
Nell'estate del 1290 i Castigliani, subito dopo aver ottenuto una tregua, fecero sbarcare un esercito che pose le tende presso Pisa; furono anche scomunicati, forse per via di un qualche atto ostile contro il Patrimonio di San Pietro
Per il momento si fece mostra di ignorarli, dando tempo a Gaspare, Giustiziere di Reggio, di giungere a Bologna con truppe scelte delle fortezze meridionali; il suo era un contingente numericamente modesto, in cui però si concentrava la miglior fanteria disponibile al momento.
Venne affrettata, invece, un'operazione militare in tutt'altro teatro.
Spie e sacerdoti avventuratisi in Anatolia avevano acclarato che era possibile colpire il ventre molle dell'impero selgiuchide; Adana, che non correva immediati pericoli, poteva essere sguarnita.
In quell'inverno, alla guida di un piccolo corpo di spedizione, Bianchetti sorprese via mare le sonnacchiose difese di Attaleia; ne ricavò un sacco di ottomila fiorini, ed ancor di più mettendola a ferro e fuoco, poi la evacuò per procedere verso l'interno.
Subito dopo, essendo stata accolta l'istanza per una guerra santa contro la capitale castigliana, non esitò a farsi crociato ben sapendo che non si sarebbe affatto interessato a quella remota impresa. Stava in pieno territorio islamico, ed i suoi guerrieri della fede si sarebbero lanciati con pari ardore verso qualsiasi obiettivo avesse scelto. Nella stagione successiva fu in grado di espugnare consecutivamente la città di Konya (che subì la stessa sorte di Attaleia, ma con maggior profitto; i turchi vi persero anche il parlamento) e le cittadelle di Dorylaion (che spogliò di tutto lasciandovi pochi fanatici ed arcieri a presidio) ed Ankara (dove si attestò soddisfatto).
La galoppata del Bianchini servì a riversare su Bari un fiume di denaro, ma la “vera” crociata restava quella contro gli spagnoli; Giorgio l'aveva richiesta al pontefice a scopo essenzialmente difensivo, per liberarsi con poca spesa di quegli spagnoli empi ed invadenti.
In Italia presero la croce Gaspare il Cavalleresco, il quale mobilitò una potente armata intorno al piccolo nucleo che aveva già con sé, e Vittorio Aglietti, Procuratore Generale di Terraferma, suo secondo in comando. La battaglia che sostennero in toscana non fu troppo diversa da quella combattutavi pochi anni prima; risultò meno cruenta per i crociati, che disponevano di truppe migliori di quelle a suo tempo schierate dal Legato di Romagna, che li supportò con i suoi pisani.
Risolto il problema più urgente, l'armata si diresse verso la meta; la truppa era piena di ardore combattivo, i comandanti però si davano cruccio per il fatto di non aver artiglierie.
Il successivo impegno dell'esercito crociato, che si sarebbe via via ingrossato fino a sdoppiarsi, fu ancora entro i confini italici; sgomberarono il Monferrato dalla presenza di una armata ribelle, che venne annientata in men che non si dica.
Nell'estate del 1292 i crociati furono oltre le Alpi; abbandonarono il proposito di attaccare Ais, dove gli eretici si trovavano in gran numero, e divisero le forze per assediare simultaneamente Perpignà e Tolosa. Nella stagione seguente l'Aglietti si impossessò senza sforzo della città costiera, ove si insediò abbandonando la crociata, mentre il Giustiziere di Reggio fu dissuaso dall'assedio di Tolosa dal sopraggiungere di due eserciti di rinforzo.
Il suo ripiegamento indusse il nemico a farsi avanti, correndo incontro alla propria rovina.
Gaspare affrontò i castigliani a settentrione di Perpignà, col sostegno di parte degli uomini di Aglietti. Teatro della battaglia fu un modesto villaggio, che fu avvolto e percorso dagli armati di entrambe le parti. Gli spagnoli erano leggermente più numerosi, ma l'unica componente realmente pericolosa dei loro eserciti erano gli jnetes; eliminati quelli, gli altri restarono esposti al massacro.
Con la via sgombra, Gaspare si precipitò nuovamente su Tolosa, dove fece preparare scale e arieti.
Pochi mesi dopo, era ormai l'estate del 1293, giunse un terzo esercito spagnolo di rinforzo. Si trattava in prevalenza di truppe cittadine, e furono ignorate; i soliti jnetes vennero annientati mentre tentavano di interferire con l'assalto, qualche cavaliere appiedato perse la vita sulla seconda cerchia, le milizie finirono per provocare la rovina del proprio re, travolto dai crociati che penetrarono in piazza d'armi sulla scia di una moltitudine in rotta. Fu uno dei rari casi in cui una cittadella venne espugnata da un esercito in svantaggio numerico.
Le ottime attrezzature di Tolosa, comprendenti pure una officina d'assedio, avrebbero consentito in breve tempo di riequipaggiare di tutto punto i combattenti veneziani; ma era quasi certo che, morto il sovrano eretico, la crociata sarebbe stata annullata.

A.D. 1293
Regioni 33 (inclusa Dorylaion, che non interessa e cadrà presto; le conquiste effettive sono Kerak, Ankara, Perpignà e Tolosa)
Aleati: Inghilterra, Francia, Magiari e Papa.
Nemici: Castiglia, Egitto, Siria, Turchia (i Mori hanno chiesto tregua)
Notizie dal mondo: sono stati annientati gli Scozzesi ed i Portoghesi




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