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Gli scudieri di San Marco

Last Update: 11/13/2009 2:55 PM
10/31/2009 12:40 AM
 
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@ the earl
Grazie a te per l'incoraggiamento, e per avermi dato una buona idea.
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Dopo l'unificazione dell'Italia – con l'ovvia eccezione di Roma – restavano da fare gli italiani, il che avrebbe comportato una laboriosa opera di lotta all'eresia, evangelizzazione della Sicilia, e migliorie cittadine atte ad eliminare le sacche di malcontento radicatesi qua e là.
Tutto ciò non sarebbe stato sufficiente se il Doge, avvedendosi della diffusa ostilità nobiliare verso la sua persona, non avesse dato un luminoso esempio di abnegazione affrontando da solo in battaglia una masnada di briganti calabresi; le sue esequie solenni, celebrate presso Rossano nella primavera del 1250, furono l'autentico sigillo dell'unità nazionale.
Poco prima di scomparire da eroe, Alberto aveva ottenuto dal Santo Padre la mobilitazione di una crociata contro Urfa; un buon modo per tagliar le paghe ai veterani della presa di Napoli, e avviarli rapidamente dove avrebbero potuto combattere senza alterare gli equilibri della cristianità.
La crociata del quarantanove fu guidata da Angelo Aglietti e Giovanni Cestini, avvalendosi di quelle truppe ora in esubero e di qualche mercenario; i condottieri residenti in medio oriente ebbero il divieto di parteciparvi, perchè alla Serenissima premeva assai più la sicurezza della preziosa testa di ponte che l'impresa in sè.
Come da consolidata tradizione, la pia armata fece un primo scalo a Creta, ora dominata da ribelli siciliani che disponevano di un esercito curiosamente assortito; vi figuravano lancieri sudanesi, berberi e bizantini, cavalleria bizantina e crociata, fanatici religiosi e milizie italiane. Questa babele risultò più pittoresca che efficace, e Chandax venne riconquistata a modico prezzo.
Non era ancora stato ultimato il conteggio delle perdite quando un trafelato messaggero portò ad Angelo Aglietti notizia sconvolgente: il Doge Alberto era morto, il Doge Luigi aveva designato lui come suo Consigliere. Saputo ciò rese un veloce omaggio ai tre sepolcri dogali della città, fece un gesto di scongiuro che qui si tace per decenza, e si reimbarcò il giorno stesso. Il Cestini, che vi rimase come Dux con una modesta guarnigione, si sarebbe premurato di riaprire quanto prima il mercato isolano per ripristinare il commercio dello zucchero.
La partecipazione di Angelo alla crociata terminò con l'inutile marcia dell'estate 1251; Urfa era ormai totalmente circondata da eserciti cristiani, e fu espugnata da quello imperiale. Lui sarebbe presto divenuto Principe di Antiochia e le sue truppe, dopo aver combattuto e vinto sotto il comando dell'anziano Oliviero il Degno presso Halab, andarono ad ingrossare le guarnigioni della zona.
Nel 1255 iniziò presso Antiochia l'oscuro capitolo della lotta per la supremazia nei commerci; fu affar di sicari ancor prima che di mercanti, perché senza l'opera di questi l'opera di quelli non avrebbe avuto speranza. Si poté rinunciare a siffatti metodi sol quando, grazie ai crescenti introiti, fu possibile fortificare in modo permanente le stazioni commerciali della Serenissima.
Le armi più onorevoli restarono totalmente a riposo sino al 1257 quando, a seguito dell'inaspettato tradimento de' turchi, vi fu una modesta scaramuccia nei pressi di Halab. In quello stesso anno era iniziata la Jihad per togliere Damasco ai ribelli, ma non è certo che il voltafaccia dei Selgiuchidi avesse a che fare con quella loro guerra santa.
Nell'estate del 1259 i cardinali veneziani contribuirono all'elezione di Lotario, un pontefice magiaro che per ragioni sue si affrettò a scomunicare gli imperiali; ciò costò loro la ribellione di Tripoli, e iniziarono a trovarsi a mal partito anche ad Homs, ripetutamente assediata da questi o quegli islamici. Venezia non si intromise, limitandosi a riallacciare le relazioni commerciali con i Fatimidi per incamerare un prestito di diecimila fiorini promesso dal Banco.
Nell'anno del Signore 1260 un esercito mongolo si spinse sotto le mura di Aleppo (nome imposto ad Halab per cancellare il suo retaggio islamico): la visione dei nomadi era tutt'altro che rassicurante, ma le baliste che spuntavano da ogni torre li tenne in rispetto.
Visto che quelli non assumevano iniziative, e che le difese cittadine ispiravano fiducia, il Principe di Antiochia impartì un ordine che aveva del temerario: “ignorate quei vagabondi e prendete Homs”.
L'azione richiese solo un modesto prelievo di truppe ed artiglierie da Antiochia ed Aleppo, oltre al reclutamento strada facendo di qualche mercenario; fu capitanata dal Cestini, che aveva lasciato Creta dopo averne organizzato difesa e commerci, e trovò risibile opposizione da parte dei pochi scomunicati che ancora la tenevano. Con scarso sacrificio Venezia ottenne un ulteriore baluardo contro nemici vecchi e nuovi. Qualche tempo dopo i mongoli si dileguarono verso oriente.
L'Impero mal digerì la faccenda di Homs e, nel 1262, un grande esercito feudale prese la strada del Brennero; Venezia corse ai ripari mobilitando o trasferendo truppe in difesa della capitale e delle zone limitrofe.
Sul finire del 1263 i teutonici scelsero di attaccare il castello di Verona e, non contenti delle proprie artiglierie, si attardarono per allestire opere di assedio. Questo indugio fu per loro fatale; ebbero addosso le truppe di Venezia, guidate da Orso Molin, quelle di Milano e Bologna, condotte da Vitaliano il Santo, ed i duecento veronesi a disposizione di Benastuto Polani, che li annientarono nella “battaglia degli arzilli”, così chiamata per la veneranda età dei comandanti veneziani.
Il 1266, anno della tregua coi bizantini, fu anche quello in cui i siriani posero sotto assedio Aleppo; i difensori effettuarono una sortita cruenta ed inconcludente, salvo per il fatto che le forze nemiche furono ridotte a misera cosa; il pericolo era quello del congiungimento con un secondo esercito in avvicinamento, ma Giovanni Costini ne fece completa strage uscendo da Homs.
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A.D. 1266
Con la riconquista di Creta ed Homs, Venezia domina 27 territori (compresa Monamvassia, erroneamente data per persa)
Rapporti idilliaci col Soglio di Pietro, su cui siede nuovamente un veneziano, Niccolò
Prestigio molto basso, ma l'effetto è compensato dalla maggioranza in consiglio e dal Parlamento.
Il commercio dei mercanti (presenti solo sulle isole e outremer) frutta circa 8700 fiorini a stagione
Alleati: Inglesi, Francesi, Magiari, Crociati, Pontefice.
Nemici: Impero, Siria e Turchia




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