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Sacrum et Romanum Imperii - La rinascita di un impero

Last Update: 9/24/2009 1:59 PM
9/19/2009 1:42 PM
 
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Siamo appena all'inizio eh xD
Anno del Signore 1080.
Una sottile aura di pace cinge l'Europa continentale, dove, nel cuore di essa, il gigante dormiente sta per ridestarsi dopo un lungo sonno.

L'impero ha perso terre a nord, dove i vassalli indipendenti hanno approfittato della debolezza interna e della distanza dell'imperatore dalla terra natia per svincolarsi dall'autorità imperiale.
Ma una nuova generazione di nobili feudatari, popola la germania ed è pronta ad attendere il rientro in patria dell'imperatore, con progetti ambiziosi, a breve termine e a lungo termine.

Obbiettivo immediato è ristabilire l'autorità nel nord, contro i feudatari delle provincie di confine, Magdemburgo, Stettino, Amburgo e ristabile anche l'autorità sulla costa Batava! L'imperatore lo sa, come sa che la Boemia e la Svizzera sono terre che un tempo erano sotto l'egida dei suoi predecessori.

E quando i feudatari saranno domati, i progetti d'ampio respiro e lungo termine prenderanno forma, con uno sguardo verrà rivolto a sud, dove l'Italia "chiede" a gran voce l'unità, perchè no, magari sotto il dominio del Sacro Romano Impero
9/20/2009 8:26 PM
 
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Il regno di Henreich il Malevolo
Il Kaiser Henreich, assente per l'incoronazione a sacro romano imperatore dalle sue terre, rientrò nei confini imperiali un anno dopo, mettendosi subito all'opera. Per prima cosa, fece sentire la sua intraprendenza e presenza, sovrintendendo i lavori pubblici ai quali dette avvio, per modernizzare l'impero, renderlo una potenza degna del suo rango di super partizan in un Europa dove i grandi feudatari eran più potenti persino dei loro sovrani, lasciando per il momento, al principe Henry il compito di decidere in fatto di politica estera. Nella Dieta di Norimberga, il Kaiser stilò il programma di valorizzazione e specializzazione delle aree chiave dell'impero: Vienna, la più isolata delle città imperiali, affidata a Leopold, fu dove furono investiti gli sforzi maggiori, in modo da renderla una marca auto sufficiente, quasi a modello dei Temi dell'impero Bizantino. A sud le fortezze sull'alto Rodano e alto Reno dovevano costituire i capi saldi della difesa e degli attacchi futuri dell'impero a sud e in occidente. I lavori iniziarono subito nel 1082.

In contemporanea dette inizio all'espansione territoriale.
Il signore della Sassonia, Dietric, e il principe Henry varcarono i confini imperiali alla fine del 1081:
alla testa delle loro rispettive armate, da 6000 e 4000 uomini, i due generali intrapresero una campagna per la conquista della provincia del Magdemburgo, ad ovest della Sassonia e della riva sinistra del Reno, che avrebbe portato la frontiera dell'impero a toccare il regno di Francia dei Capetingi; nello stesso periodo, Harold von Black, nominato capitano generale della rocca di Bologna, conseguiva un'alleanza con il doge della Serenissima, un patto difensivo, in modo da coprirsi le spalle a sud, in attesa di tempi propizi per una discesa in Italia.
L'assedio apportato dal signore della Sassonia durò il tempo di un cambio di stagione: l'impeto dell'assalto fece vacillare i soldati del castello di Magdemburg, che da il nome alla provincia e con delle perdite che ammontavano a 900 soldati, la rocca fu occupata e la regione assoggettata all'autorità del Kaiser.
Il principe invece, grazie anche alla promozione Wulf Bresch a generale di pari valore, potè disimpegnare quest' ultimo alla sovrintendenza dei lavori nel mastio di Staufen, sulla riva opposta del Reno; il principe Henry ultimò la conquista dell'Alsazia e della Lorena con la presa del castello di Metz, riuscendo cosi ad ottenere una base per future campagne d'espansione in occidente. L'assalto fu risolto dalla sortita degli assediati, che vennero trucidati dagli 800 cavalieri in armatura del principe, che sbarrarono la via di fuga verso il castello chiudendo in una terribile morsa le guarnigioni franche.
Per qualche tempo, la pace sembrò regnare anche alle frontiere con i grandi feudi del nord. Ma l'imperatore, la cui vita sedentaria nella sua capitale lo stava annoiando, scese personalmente in campo quando la minaccia dei briganti tedeschi si fece sempre più presente. Ma combatterli avrebbe portato lo spreco di vite ed ecco che grazie all'autorità e anche a qualche sacco di monete d'oro, nel giro di tre anni (1088 – 1091) le armate briganti passarono tutte dalla parte dell'imperatore, che le spedì in parte nei territori del Magdemburg mentre il rimanente li arruolò per andare a prendere la città di Antwerp, caposaldo della Frisia. Con una marcia di un anno, l'armata imperiale si presentò sotto le mura nell'estate del '94, contando un numero di effettivi attorno ai 4000 soldati, dei quali 1500 eran truppe mercenarie arruolate lungo il tragitto.
Nell'inverno dello stesso anno, dopo aver assistito alla sconfitta polacca nella Pomerania, Dietric decise di varcarne i confini e puntare dritto su Stettino, il castello costiero che poteva dare il controllo della costa meridionale delle “Porte del Baltico”. Presentandosi con 5300 soldati sotto le mura di Stettino, la cinse d'assedio, attenendosi alle disposizioni del principe Henry: attendere la sortita della guarnigione e farne carne da macello.
Ma mentre il duca di Sassonia ultimava la conquista della fortezza costiera di Stettino, senza colpo ferire, con la resa incondizionata della guarnigione dopo un anno d'assedio, i Veneziani rompevano l'accordo e attaccavano il porto di Bologna e varcarono il confine imperiale, puntando sulla gemma del Danubio, Vienna, con un due armate da 4500 e 5600 soldati.
Ma in questo frangente, i generali dell'imperatore fecero valere la loro preparazione: Von Black, che aveva carta bianca in Italia, mosse alla volta del Veneto e dopo averne devastato i territori, puntò dritto su Venezia, quando Otto von Kassel, il guardiano dei Valichi, gli fa pervenire che Vienna sta per subire un assedio da due armate e di attirarle di nuovo in Italia.
L'armata, composta da 8400 soldati, cinse d'assedio la città lagunare; la prima armata veneziana riusci ad arrivare a Vienna. Ma il capitano Ranier, che comandava i Veneziani, fu battuto dalla sortita degli uomini di Leopold, che distrussero arieti e torri e misero in rotta i soldati della repubblica.
Mentre le altre due armate venete erano indecise sul da farsi, il capitano d'Italia Von Black non perse tempo e dopo aver passato l'inverno sotto le mura della capitale veneta, ad allestire tutte le macchine ossidaniali, prese d'assalto le mura nemiche e riusci ad aprirsi una breccia, nella quale l'armata imperiale si riversò con forza, schiacciando la difesa veneta. Gli abitanti furono passati a fil di spada e il bottino fu equamente spartito tra il Capitano e l'impero.
La caduta di Venezia diede la scossa ad una delle armate veneziane, che al comando dei uno dei famigliari del doge, tentò l'attacco alla gemma del Danubio: anche in questa occasione, Leopold, valendosi delle baliste, riuscì ad avere la meglio sulle armate della Senerissima, con un ennesima sortita.
L'ordine di devastazione pervenuto al capitano d'Italia, direttamente dall'imperatore in persona, che ritornava dalla Frisia vittorioso alla testa della sua sola guardia personale, fu eseguito e poco prima del ritorno di un contingente veneziano, Von Black abbandonò una devastata Venezia, ritirandosi oltre il Po.
Leopold sostenne un ulteriore assedio, che riuscì a respingere egregiamente; il capitano d'Italia seguì le ultime disposizioni di Von Kassel, il guardiano dei Valichi alpini: eseguì due azioni diversive, una in veneto, con il ritiro delle truppe all'arrivo dell'armata dogale e poi in dalmazia, con la sconfitta del contingente di mercenari spedito come disturbo.
La guerra procedeva bene, ma un offensiva di ampio respiro non era nei piani dell'imperatore: il vecchio sovrano, che aveva già associato il figlio Henry al trono, aveva ricevuto dal papa l'ordine di partecipare ad una crociata alla vota di Antiochia, appartenente ai Selgiuichidi e di certo, impegnarsi in una crociata a 61 anni non era nelle intenzioni di Heinreich il Malevolo, che guardava alla scandinavia come futuro punto di partenza per un invasione in grande stile delle isole britanniche: i Danesi , che erano penetrati ad Amburgo erano impegnati contro i ribelli norreni e un invasione massiccia dello Jutland poteva dare al vecchio Kaiser ciò che si era prefissato, cioè la chiusura di un fronte delicato a nord, il consolidamento in un unica frontiera e lasciare al figlio e anche ai suoi successori, un impero forte, che poteva finalmente concentrarsi nel recupero dei comuni italiani che si eran resi indipendenti dall'egida imperiale.

Infatti, altri progetti eran nella mente dell'imperatore: avendo affidato l'impero a valenti consiglieri ed a un figlio capace, per lui era giunto il tempo di tentare l'ultima avventura del suo regno, ossia intraprendere la Crociata verso Antiochia.
[Edited by Kaiser-Guelf 9/21/2009 10:26 AM]
9/24/2009 1:59 PM
 
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Il regno di Henry l'iracondo - L'apice di un impero?
Stando qui inizia la mia rovina. Venendo là inizia quella degli altri. (sul Rubicone, Giulio Cesare)


Venti di guerra soffiavano incessanti lungo le pianure dello Jutland e del nord della Germania, nell'antica Sassonia. Voci che circolavano, parlavano di una poderosa invasione da parte dell'impero ai danni della monarchia Danese.
Intanto però, l'Europa accolse con entusiasmo e anche preoccupazione, la partecipazione alla crociata del vecchio Kaiser, Heinriech il Malevolo, che armava un esercito per marciare sulla città di Antiochia. La guerra contro i Veneziani procedeva a rilento, sempre sulla difensiva, anche se le sconfitte sotto le mura di Vienna avevano dato un po' di fiato alle stanche milizie imperiali.
Der Roche, nuovo sovrintendente uscito dalle accademie di Francoforte, fu spedito a Magdemburgo e messo a capo di un armata ben equipaggiata e addestrata, ruppe gli ultimi indugi: varcando la frontiera, nel giro di un anno la sua armata, forte di 6000 uomini e macchine d'assedio, fu sotto le mura del castello d'Amburgo; in contemporanea, dal Nord giunse un armata di 3000 soldati, che devastò i territori dello Jutland, senza però puntare sulla capitale danese, ben difesa dal re e della sua guarnigione. L'assedio durò il tempo per allestire altre macchine d'assedio, per poi assaltare il mastio con grande impeto. Il bombardamento delle baliste e delle catapulte fu continuo e devastante, tanto che anche dopo aver aperto le tre brecce nella cinta esterna, Der Roche fece entrare le macchine ossidaniali anche all'interno abbattendone la cinta interna e facendo strage dei residui della guarnigione.
La conquista del castello d'Amburgo, veloce ed efficace fu seguita da un pausa: la colonna proveniente da Nord fece pulizia dei Briganti norreni, mentre der Roche attese i rinforzi da Francoforte, che arrivarono nel giro di mezza stagione.
Lasciata la guarnigione ad Amburgo, il generale tedesco puntò dritto sulla capitale e presala d'assalto lo sin da quando era giunto alle mura. Fatto saccheggio, Der Roche procedette subito a marciare in direzione di Stoccolma, saccheggiando le campagne svedesi; tempo un anno e Stoccolma fu investita da due armate da 8000 soldati e nulla rimase, se non dei ribelli che furono inseguiti e sterminati con crudeltà gratuita.
Il volere di Henry, il co-imperatore, era di distaccarsi dalla politica cavalleresca del padre, che tornava indietro dalla crociata, conclusasi prima dell'arrivo in pieno territorio Bizantino, per via della scomunica papale. La scelta di rientrare nei confini imperiali, fu la sua ultima marcia: in prossimità di Vienna, la morte sopraggiunse e Henry fu nominato imperatore di Germania.

Il regno di Henry l'Iracondo fu iniziato da una sconfitta clamorosa sotto le mura di Oslo. L'estinzione dei Danesi aveva comunque portato ad un alleggerimento a Nord: le armate tedesche furono spostate a Sud, verso l'italia e verso la frontiera polacca.
E l'alleggerimento di un fronte, divenne la chiave della nuova politica Italiana dell'imperatore, che si ritrovò un armata Milanese sotto le mura di Bologna. L'offensiva fu fulminea: da Berna, fortezza appena conquistata agli svizzeri, un armata scese e assediò Milano, dove il duca s'affrettò a richiedere la pace.
Liberatosi dei Milanesi, il capitano d'Italia passò all'offensiva, con una poderosa armata da ben 9000 soldati, la quale assediò di slancio Venezia. Le armate venete provarono a rompere l'assedio.
Dopo aver affrontato due armate in contemporanea, sul Po, il comandante Von Black riusci a catturare i il doge e sue due comandanti. Ma contrariamente da come succedeva con il padre, Henry inaugurò la procedura che riassumeva con una semplice frase: “Niente prigionieri. Nessuna pietà!”
Venezia fu passata a fil di spada. Ma non solo. Sulle ali del successo, Von Black passò l'Adriatico, con un armata da 8400 soldati, mentre il suo collega Heinreich von Stauffer marciava via terra lungo la costa dalmata con una velocità disarmante: 1600 cavalieri giunsero sotto le mura di Ragusa in meno di un anno e grazie l'apporto di mercenari Slavi, assediarono e conquistarono la cittadella di Ragusa.
Più lenta fu l'arrivo alle mura di Zagabria, dove Von Black, dopo un tempo interminabile passato a raccogliere provviste, assediò la città, attendendo la sortita per fame.

A Nord la situazione mutò con l'entrata in guerra dei Polacchi. Per nulla impreparato, il Kaiser spedì i suoi comandanti in Prussia e Slesia, mentre Leopold dovette sostenere un ennesimo assedio da parte dei Polacchi, riuscendo a respingerne l'armata e passando all'offensiva giungendo sotto le mura di Praga e facendo terra bruciata attorno a se.
I generali a nord invece, tramite l'uso delle imboscate, logorarono le armate polacche, ma senza giungere a niente di concreto: la guerra navale procedeva ad alterne fortune, con blocchi e contro-blocchi.
Era una guerra di logoramento, che non portava a nulla di buono. L'imperatore, vicino alla sessantina, fece procedere la guerra a Sud, con l'acquisizione di Durazzo e la presa, con relativo sterminio, di Zagabria e dei suoi abitanti. La guerra terrestre era conclusa, ma Irakion era ancora in mano veneziana e da li, fu inaugurata una guerra di corsa contro i porti e i convogli imperiali. Il prezzo lo pagò maggiormente la popolazione civile e l'alleanza con l'Ungheria: infatti, all'ennesima crociata alla volta di Gerusalemme, mentre molti stati cristiani puntarono verso l'Egitto, inspiegabilmente (non tanto XD) i generali imperiali puntarono sull'impero greco, assediando e conquistando Costantinopoli, radendone gran parte al suolo.
Il tempo di trionfare per il successo del saccheggio della capitale Costantinopoli, che l'imperatore si spense a Francoforte, lasciando un impero che aveva raggiunto apici impressionanti: la produttività era cresciuta enormemente quando era co-imperatore, ma la guerra e il peso del mantenimento delle armate ne aveva minato la produttività, facendo affidamento sulle cospique casse statali (94,000 fiorini alla salita al trono del principe come unico imperatore) che, al termine del suo regno, che aveva portato Vienna e la cintura di castelli del Reno a livelli di primissimo ordine ma al prezzo di tante spese. Alla sua morte, il tesoro reale si aggirava a soli 13000 fiorini.

Quale futuro si sarebbe posto, per un Impero che aveva perso, nel giro di pochi anni, quasi tutti i suoi valenti comandanti e governatori, lasciando il Reich in un futuro grigio
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