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Cronache dei Fatimiti

Last Update: 8/23/2009 5:41 PM
9/11/2008 8:05 PM
 
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nemmeno i tartari dovresti temere, o sbaglio?



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« So che avrei vantaggi se abbandonassi la città, ma via non posso andare... Non vi lascerò mai. Ho deciso di morire con voi! »

« Da oggi Latini e Romani sono lo stesso popolo, uniti in Dio, e con l'aiuto di Dio salveremo Costantinopoli. »



« Darti la città, non è decisione mia né di alcuno dei suoi abitanti; abbiamo infatti deciso di nostra spontanea volontà di combattere, e non risparmieremo la vita. »



9/11/2008 8:27 PM
 
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inizialmente medieval era stato pensato per girare con turni semestrali; ma per ragioni temporali non si potevano far arrivare i nomadi troppo in là nel tempo per questo è stata fatta la scelta del turno biennale;

in un topic, mi pare di aver letto che si possono comunque modificare le date di arrivo dei mongoli e dei tartari per farli arrivare nel turno che preferisci

questa modifica va fatta in campaign_script che trovi in programmi/SEGA/medievalII/data/world/maps/campaign/imperial campaign

devi cercare la stringa che parla delle invasioni dei mongoli e dei tartari

però non ho capito come si modifica; infatti ho provato a far arrivare i mongoli al secondo turno proprio per vedere se c'ero riuscito, ma non è mai successo, chissà che avrò sbagliato



banner ekm
9/12/2008 6:36 PM
 
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Ancora i Turchi muovono verso Adana, ma è ultimo sussulto di corpo morente; senza pena li si ricaccia verso Iconio ed oltre, prendendo per via la bella capitale: quelli si chiudono a Smirne per estrema resistenza, ma tropo confidano in cancelli che per volere di Allah restano aperti, sono travolti dalle armi di Egitto, e così terminano i loro giorni.
Maggiore pena chiede la presa di Trebisonda, ultimo baluardo di Bisanzio, che trabocca di truppe dentro e fora; tenta un esercito sceso da Tblisi, ma è costretto ad arretrar scornato e pesto; presto si riorganizza e si fa sotto, ma attende che altri compagni d’arme cingan l’assedio a ponente; con la potente guarnigion fuor di tenzone, i Bizantini in campo le prendon sode; poi il castello vien stretto anche da oriente, e nell’inverno 1144 passa alla vera fede.
Non occorrendo altre piazzeforti fra Cesarea e Tblisi, questo luogo è mutato in città; stessa scelta si fa per Adana, ora retrovia fuor di minaccia.
Or è tempo di pensare a Nicea, che è in mano ai magiari; questi hanno osato portar vana minaccia ad Iconio; la loro presenza in Anatolia non può essere ulteriormente tollerata.
La città non è ben difesa, ma è cinta da mura maestose; occorrono due assalti prima che la catapulta riesca a fare breccia; viene presa nella primavera 1152.
Occorre armarsi fino ai denti per resistere ai tentativi di riconquista dei suoi antichi signori, che incessantemente riversano truppe oltre il Bosforo; li si tiene a bada con fatica, che paion più numerosi dei peli di un cammello. Si stima che, come Nicea, Costantinopoli abbia poderosa caserma d’armata; in più riceve innumerevoli cavalieri appiedati e montati dall’entroterra.
Con sbarco improvviso si prende Iraklion ai veneziani, che dopo lunga marcia sono in vista di Alessandria; le difese della città reggono il loro urto, ma molti prodi alabardieri soccombono ai colpi di miliziani spadieri splendidamente equipaggiati.
L’Egitto non è in pericolo, e quasi in tutto primeggia, ma ovunque volga lo sguardo possenti schiere in armi gli contendono il passo; con la primavera 1167 termina la stagione delle facili conquiste.
Allah si burla dei precoci sogni di trionfo.





9/13/2008 1:11 AM
 
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Consiglio di guerra.

In questo ultimo scorcio di XII secolo, la cosa veramente inaspettata è lo strapotere militare dei magiari, che possono mantenere intorno a Costantinopoli un gruppo di armate equivalente a quello delle Orde; passare gli stretti, ora come ora, per me sarebbe un suicidio.
Non vedo possibilità di espansione, a meno di trasformare l'Egitto in una potenza marinara, e tentare la sorte da un'altra parte.






9/13/2008 8:13 AM
 
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Re:
Bertavianus, 13/09/2008 1.11:

Consiglio di guerra.

In questo ultimo scorcio di XII secolo, la cosa veramente inaspettata è lo strapotere militare dei magiari, che possono mantenere intorno a Costantinopoli un gruppo di armate equivalente a quello delle Orde; passare gli stretti, ora come ora, per me sarebbe un suicidio.
Non vedo possibilità di espansione, a meno di trasformare l'Egitto in una potenza marinara, e tentare la sorte da un'altra parte.






L'idea è quella.Andare avanti via terra è proibitivo sia per la quantità di truppe che dovresti affrontare,sia per le lunghe distanze che lascerebbero agli avversari il tempo di riorganizzarsi.



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"Lasciate che i miei eserciti siano le rocce, gli alberi e i pennuti nel cielo", Carlo Magno
9/14/2008 6:11 PM
 
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Necessità di percorrere inesplorate vie porta alla costituzione della gran flotta del Mar Nero, una decina di galere da guerra e naviglio minore con base a Trebisonda.
Questa flotta è presto padrona di quell’interno bacino ove, all’occorrenza, dona in pastura ai pesci i magiari o i polacchi che ne incrociano la rotta; ma sua missione è altra.
Le belle navi son lì per dare lesto e sicuro viaggio agli armati inviati alla conquista delle settentrionali sponde; in breve volger d’anni, Caffa, Sarkel e Kiev hanno il privilegio di conoscere la vera fede; per volere di Allah, in queste operazioni sono anche annientati due eserciti blasfemi che, sotto pretesto di una falsa Jihad, volevano partir per Gerusalemme
La quarta crociera punta alla conquista di Iasi ma, poco dopo lo sbarco, l’armata è colta e battuta da possente schiera magiara; gli scampati a quel disastro possono rendersi utili solo concorrendo alla difesa di Kiev, incessantemente messa a dura prova.
Nel frattempo, una seconda flotta è varata a Creta; sorprende gli ungheresi di Corinto sbarcando spia che spalanca le porte della cittadella alle truppe di Abdel l’Iracondo; quelle navi, però, son presto sopraffatte dal potere della marineria veneziana.
I veneziani son anche i soli capaci di portar minaccia sul suolo d’Egitto; privilegio che pagano morendo a frotte sotto le inviolabili mura del Cairo e di Alessandria; apprendono infine la lezione, e sbarcano ad est delle formidabili metropoli; muoiono più vicini alla città santa, ma muoiono comunque, sotto spade e dardi dei mammalucchi usciti da Gaza.
L’anno 1195 porta funeste nuove.
La prima è che, dopo aver patito molteplici sconfitte, gli ungheresi rubano una vittoria ai confini d’Anatolia; i loro crociati corrono verso l’interno della regione, e poco si potrà far contro la veloce schiera, fino a che non s’arresta di sua scelta.
L’altra è mera notizia portata da mercanti ed altri viaggiatori; dopo decenni di primato, par che gli abitanti d’isoletta chiamata Inghilterra oscurino in ogni campo la gloria d’Egitto.
Allah abbia misericordia di chi diffonde simili menzogne.




9/17/2008 12:28 PM
 
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Gli ultimi anni del secolo vedono prepotente riaffermazione delle armi Fatimidi.
I primi invasori crociati sono accerchiati e annientati senza scampo fra Adana ed Antiochia; una seconda armata, guidata dal re di Portogallo, è affrontata dal Sultano in persona a sud di Nicea.
Il Campione dell’Islam guida dodici squadroni di arcieri mammalucchi, akinji e turcomanni, oltre a un piccolo nucleo di cavalleria pesante; il nemico, che pure avrebbe il vantaggio del numero, è rapidamente avvolto e tempestato da ogni lato; fuggon per ogni dove i suoi tanti balestrieri, che si avrà agio di abbattere uno ad uno; vagano incerti i cavalieri appiedati ed altri fanti, e in questo incedere scompaiono sotto tempesta di dardi; quel re temerario ed altri centoventi cavalieri si lanciano verso il Sultano, e arrivano ad incrociar le lame; salvan l’onore, ma non la vita.
Il capitano Iamam presidia il guado che chiude la via del Bosforo; le acque del fiume si tingono di rosso ad ogni stagione, quando i magiari pagano pedaggio all’inflessibile sentinella.
Abdel il Crudele governa l’isolato avamposto di Corinto; qui lo sforzo dei magiari volge in farsa, perché sempre gli va a fuoco ogni attrezzatura, e poi passeggian inebetiti fra le posssenti di mura.
Solo Kiev corre seria minaccia, che qui tre popoli si alternano all’assalto; cadrebbe, forse, la terza o quarta volta, quando risulta impossibile tener le mura e solo un pugno di prodi può sbarrar la piazza; ma la soccorre l’armata che fallì a Iasi, e il possibile sfacelo divien mattanza; mai fu vista scena più orrenda, un viale pavimentato a sangue e sparse membra per tutta la sua lunghezza, con carcasse caramellate dal fuoco a intrecciar motivi d’ornamento. Poi giunge Shabana Zaki con truppe di Sarkel e Caffa, e inizia il rastrellamento dei dintorni.
Di Kiev va detto che ha risorsa che altrove manca; i convertiti all’Islam nati polacchi.
Son uomini preziosi perché, per lor retaggio, meglio di chiunque altro possono aggirarsi fra le tende e le case del nemico senza destar sospetto. Preparano così bene la strada ai guerrieri in armi, che il quinto sbarco non porta a battaglia né ad assedio; è calvacata trionfale nella cittadella di Iasi.
Ma ciò è ancor nulla a paragone dei trionfi del duecento.
La gran flotta del mar nero è richiamata nella zona degli stretti e, unitamente a flottiglia di Nicea, con rapida serie di battaglie fa strage di legni cristiani; così scompare anche un intero esercito ungherese, pronto a portar su Nicea proditorio colpo.
Il laido progetto si volge contro il nemico; or Costantinopoli è sguarnita e l’armata di Zein l’Onesto, in apparenza schierata a difesa di un ponte, coglie l’occasione che da tempo aspettava: con repentina mossa s’imbarca, sbarca, e ne travolge le difese coi suoi trabucchi.
Una delle armate magiare impegnate negli attacchi al guado riattraversa in tutta fretta il Bosforo e cinge la città d’assedio; ma lo sbarco immediato della cavalleria del Sultano porta a suo totale annientamento. Or il grosso di quei presuntuosi è chiuso senza scampo fra fiume e mare.
Sfuggiti alle gran stragi fra gli stretti, pochi legni con il vessillo del Grande Imam di Roma sbarcano crociati in vista di Tessalonica; ma di lor ci si darà pensiero poi.
E’ tempo che i fedeli rendano lode ad Allah per le fortune che riversa su questo immenso regno, parco nelle gabelle perché reso florido dai commerci.




9/17/2008 1:01 PM
 
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Un trionfo di genio tattico e narrativo! [SM=x535693]
[Edited by Il Cavaliere Verde 9/17/2008 1:02 PM]



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"Lasciate che i miei eserciti siano le rocce, gli alberi e i pennuti nel cielo", Carlo Magno
9/17/2008 1:01 PM
 
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io un pensierino su costantinopoli lo farei,piazza un aio di armate nello stretto del bosforo e vedrai che il nemico cedera alla tentazione e attacchera,li hai il vantaggio dell altezza se non sbaglio
9/17/2008 1:03 PM
 
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ops non avevo letto lultimo post,perdono [SM=g27828]
9/20/2008 12:47 AM
 
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La Jihad dei cristiani ignora Trebisonda; la loro armata si dilegua fra i monti e ne va persa traccia.
Un anno dopo la si scorge presso Edessa, poi rapida si sposta fra Aleppo ed Antiochia; chiaro è che punta Gerusalemme, ove sarebbe massacrata senza pena.
Ma la Città Santa non ha da esser profanata con carcasse suine sotto le mura; così pensa Al Naby il Pio, che raduna i guerrieri dei dintorni e si fa sotto per affrontarla in campo aperto.
Non ha vantaggio di numero né di terreno, ma solo la forza della sua sacra missione; ed è bastante a devastar gli avversi ranghi, pur se vilmente arroccati in su impervia rupe. Tale vittoria, raramente vista, pone fine all’empio progetto concepito a Roma.
Men di sei mesi dopo è presa Tessalonica; nuovo successo del prode Zein l’Onesto, alla guida di prodi partiti da Costantinopoli e Corinto.
Più a nord si distingue Shabana Zaki, ora noto come baluardo della cavalleria, con molteplici vittorie in quel di Kiev e di Iasi. Ennesimo trionfo presso le rovine di un tempio pagano gli apre la via per Bran, sulla quale si lancia a capofitto. I cancelli si aprono al suo passaggio, ma vera forza di quella cittadella sono i crudeli cavalieri appiedati, equipaggiati con armi forgiate dal demonio; la bella armata che dominò le piane, raggiunge il mastio poi è ributtata fuori.
La disgrazia è bestia che va in mandria; una tempesta decima la flotta, lasciandola inerme quando il nemico attacca; ignoto demone si impossessa del capitano Iamam, che dopo tante prove di valore tradisce il suo Sultano e si proclama Califfo del Guado. Misericordiosa lama pone subito termine alla sua follia, mentre a nulla gioverebbe punir gli stolti che eran con lui; per quanto rinnegati, ancora ottimamente sbarrano la via alle armate magiare rimaste in Anatolia.
Sta scritto che al tempo delle lacrime segue quello del riso.
Tolta la vita al principe degli ungheresi, che aveva osato assediare Iasi, Shabana Zaki è di nuovo alle malferme porte di Bran; e questa volta non fallisce.
Allo stesso tempo, l’armata del Sultano raggiunge Bucarest; per via avea crivellato una colonna di goffi cavalieri appiedati che gli sbarravano il passo e, grazie alle ottime spie converse di Kiev, entra subito in città trovando scarsissima opposizione.
Entro sei mesi è presa pure Sofia; nuova impresa dell’ottimo Zein l’Onesto, favorita dai bravi mussulmani polacchi penetrati fra le mura; tale è l’impeto del prode condottiero, che gli armigeri nemici ancora stanno a prender frecce alla seconda cinta quando il vessillo dell’islam viene alzato sulla torre più alta.
Ennesimo assalto a Kiev si rivela inane; si piange, però, la morte del bravo Amir, già oscuro capitano e poi generale, sacrificatosi nel prestarle soccorso.
L’anno 1208 vede l’Egitto traboccante di ricchezze, e padrone assoluto del bacino del Mar Nero; disturba, però, l’incerta notizia di un popolo nomade in marcia verso i suoi confini orientali.
Solo Allah conosce cosa ci riserva il futuro.




9/22/2008 11:58 PM
 
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Onde alleggerire la pressione su Kiev, il buon Saledi inizia campagna di rastrellamento che gradualmente lo porta in vista di Smolensk; la debole guarnigione nulla può opporgli, essendo quella cittadella rigurgitante di devote spie; viene rapidamente presa, poi saldamente tenuta, e da qui l’eroe riparte alla volta di Vilnius aprendosi la strada combattendo.
Analoga impresa è affidata ad Amin, che ripulisce da ogni forza nemica i dintorni di Sofia e Tessalonica; da qui si diparte verso Durazzo ma, inesplicabilmente, raggiunti i monti diserta con tutti i suoi; è immediatamente punito con la morte, ma qui si deve passare alla difesa.
Questa città sta per essere toccata da inaspettata minaccia; grazie a colpo veneziano che disperde la flotta rimasta a presidio del Bosforo, la maggior armata magiara ha passato rapidamente lo stretto e le si dirige addosso; vano è lo sforzo del governatore di Costantinopoli, che subito l’insegue e l’ingaggia, perché tempesta di dardi e incrollabili cavalieri travolgono i suoi costringendoli a lasciare il campo; le forze nemiche sono però intaccate dalla pugna, ed il loro duce soccombe alla lama di sicario; il magiaro pone l’assedio, ma il pericolo or non pare eccessivo.
Muoiono a frotte i Veneziani sotto Sofia, e così è dei Russi a Sarkel, e di Magiari a Corinto.
Ma il 1212 rivela alfin quei misteriosi nomadi; la possente armata del Khan è in vista di Yerevan, che riceve rinforzi da Tblisi e si prepara a riceverli con pieni effettivi.
Quell’esercito è seguito a poca distanza da un secondo, guidato dal principe, e questa è circostanza che potrebbe dar pensiero; ma su questo incombe Shabana Tamer che, risalito in tutta fretta da Mosul, si è aperto a forza la via fra bande di predoni.
Allah benedica quel prode guerriero, e gli conceda di coglier successo su questa retroguardia.




9/26/2008 6:16 PM
 
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Inatteso scherzo del destino priva del suo ottimo generale un’armata che, da Bran, si era portata sotto le mura di Budapest; l’attacco è ben condotto, e due formidabili colonne di cavalieri arabi appiedati giungono simultaneamente alla piazza per diverse vie; potrebbero prevalere, ma non vi è chi sappia rianimar i prodi maggiormente provati dalla pugna; il successo è sfiorato, ma infine si è costretti ad abbandonar l’impresa.
I magiari ridono per una volta, e per altre due sono costretti al pianto; innumeri son quelli che lasciano la vita sotto le formidabili mura di Tessalonica; poi da qui si diparte Yosuf Ahmed, ed umilia quelli che credean di poter prendere Corinto.
Saladin si distingue sotto le mura della russa Vilnius; in un primo tempo tenta di prenderla per fame, non volendo sperimentare i poco fidati mercenari europei contro le sue splendide difese e la forte cavalleria d’urto che vi si annida; ma una colonna di rinforzi lo costringe a cambiar progetto.
Molla l’assedio e si lancia contro i nuovi arrivati, scagliando frontalmente lancieri e balestrieri contro lor schiera, scarsa di numero ma forte di alcuni trabucchi da cui partono mostruose scie di fiamma; a questi pensa lui personalmente, aggirando la mischia con la guardia e pochi Akinij e travolgendone i serventi; il successo è rapido e totale, ma il momento più atteso e temuto deve ancora arrivare. La guarnigione della cittadella accorre sul campo e, per quanto denutrita, ancor dispone di possenti cunei di cavalleria che tutti potrebbero travolgere; e così è per pochi cavalieri appiedati e balestrieri, ma i mercenari formano gli schiltron e reggono l’urto decimando il nemico; poi Saladin e gli akinji travolgono chi è ancora in sella, mentre i lancieri sciolgono la formazione chiusa e si gettano in massa su fanti ed arcieri nemici. Non ne sopravvivono abbastanza per tener le mura, e la sera stessa i genieri dell’armata iniziano a riattar come moschea la cappella ortodossa.
Ma or conviene lasciar la parola a Shabana Tamer, protagonista del primo confronto con quei nomadi giunti dall’est
“ L’armata al mio comando ora pareva uscita dal gran bazar di Baghdad; abiti e armi d’ogni foggia, visi di ogni etnia, cavalli d’ogni razza e persino qualche cammello. Una gran massa di tagliagole, assoldati senza troppe domande, questi erano i soccorritori di Yerevan..
Le due armate nomadi avrebbero potuto riunirsi e spazzarci via senza troppa difficoltà, e ancor non so perché non l’abbiano fatto; si riunirono, sì, ma arretrando verso est a fondovalle.
Questo diede tempo ad Al Mustayad di raggiungermi con la sua superba cavalleria mammalucca, per poi procedere insieme contro all’invasore; e così potemmo sperimentar la strategia suggerita negli antichi testi di Caius Iulius Mashiminus.
Fu per la minor qualità e mobilità della mia armata, e per la mia minor esperienza di comando, ch’ebbi per primo l’onore di ingaggiare il nemico; infatti Al Mustayad avrebbe meglio saputo prestar assistenza a me che io a lui.
Mossi sul minore degli eserciti nomadi, facendo avanzare giavellottisti ed arcieri in linea retta, e gli sciami di tiratori a cavallo sulle ali; l’armata del Khan tentò di aprirsi la strada attraverso gli uomini appiedati, e questo ne rese più facile l’accerchiamento; decimata dal tiro proveniente da ogni lato, non resse l’urto dei cavalieri leggeri e pesanti che avevo tenuto di riserva , che comunque pagarono cara la cattura del sultano forestiero.
Poco dopo fu su di noi la seconda armata e, per un istante, si temete il peggio; ma i mammalucchi non mancarono l’appuntamento; si abbatterono su di loro come onda di piena che non da scampo e, con poco aiuto da parte nostra, fecero immane strage.
Allah ci perdoni per non aver avuto pietà dei prigionieri; la decapitazione di quel sultano vagabondo fu atto crudele, che si imponeva per estinguerne il casato”.




7/31/2009 12:56 PM
 
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potresti mettere quelke immagine dell'impero egiziano? [SM=g27811]
7/31/2009 1:19 PM
 
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Mehmet87, 31/07/2009 12.56:

potresti mettere quelke immagine dell'impero egiziano? [SM=g27811]


E' passato un anno, potrebbe aver bell'e cancellato il salvataggio [SM=g27823]

7/31/2009 1:46 PM
 
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ahahahah!!! [SM=x535694] forse hai ragione... nn avevo letto bene la data [SM=g27830]
8/23/2009 5:41 PM
 
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Mi sento onorato dal fatto che questa vecchia cronaca abbia trovato nuovi lettori; mai mi sarei aspettato di rivederla in prima pagina.

Non conservo immagini o salvataggi della campagna che, a un certo punto, mi era venuta a noia per "eccesso di successo"; mancavano ancora centinaia di turni alla fine, ed ero troppo potente.

Senza i bilanciamenti che poi ho trovato in Bellum Crucis, il turno semestrale stava togliendo interesse al gioco.




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